Per la prima volta il magone e il senso di impotenza hanno superato la gioia di consegnare una Valigia.
L’unica cosa che avremmo voluto avere tra le mani, al Centro temporaneo di accoglienza migranti di Martorano, sarebbe stato un “si”. Un “si’” a quel ragazzo, minorenne non accompagnato, gli occhi e le parole accorate, che si è fatto portavoce anche per gli altri.“Si, si, si: potete andare a scuola”, avremmo voluto tirar fuori dalla Valigia.
Giochi pensati per portare un po’ di speranza, di tempo meno lento, di aiuto (soprattutto) nell’imparare la lingua italiana e di facilitare così la costruzione del loro nuovo futuro in Italia. Ecco perché siamo poi tornate più a volte a farli giocare. E a aggiungere parole.




